Testimonianze: tumori del testicolo


Tre anni fa, quando avevo 27 anni, ho subito l’asportazione di un testicolo per un tumore maligno.

Tutto è cominciato con un piccolo rigonfiamento al testicolo sinistro. All'inizio non gli diedi alcuna importanza. Non mi provocava dolore e quindi non pensavo che potesse essere qualche cosa di serio. Pensavo si trattasse di qualcosa di poco conto, che col tempo si sarebbe risolta.

Invece il tempo passava e non vedevo miglioramenti, il rigonfiamento era sempre lì.
Così un giorno chiesi conforto alla mia fidanzata. Parlarne con lei mi aiutò ad alleggerire la paura che avevo che potesse essere un tumore.

Il giorno dopo la mia fidanzata mi fece sapere che aveva preso un appuntamento da un urologo. Non reagii bene a questa notizia, tanto che litigammo. Non c'era ragione per cui, secondo me, avrei dovuto fare questa visita. In un certo senso stavo negando a me stesso l’esistenza di un problema. Alla fine, anche se a malincuore, acconsentii a farmi visitare.

Dopo la visita l’urologo mi fece un’ecografia e mi rivelò che c'era qualcosa che non andava. Era quasi sicuro si potesse trattare di un tumore maligno. L’urologo tentò di tranquillizzarmi dicendo che nella maggior parte dei casi si può guarire dai tumori del testicolo e mi raccontò la storia del ciclista Armstrong. Mi disse inoltre che l’operazione di asportazione del testicolo non avrebbe influito sulla mia vita sessuale o sulla mia capacità fertile.

Mi spiegò che il tumore del testicolo cresce molto velocemente, così non persi tempo e fui operato e dimesso nel giro di due giorni.

Mi era stato spiegato che esistono diversi tipi di cancro al testicolo ed avrei dovuto aspettare il risultato dell’esame microscopico del testicolo asportato e l’esame della TAC (tomografia assiale computerizzata, ndr) per decidere se proseguire con altre modalità terapeutiche. Tra me e me speravo che non ce ne sarebbe stato bisogno.

L’esame della TAC mi tranquillizzò in quanto non erano presenti metastasi. L’esame microscopico indicò che si trattava di un tumore maligno con una moderata propensione a diffondersi. Mi considerai fortunato di aver scoperto il tumore per tempo senza che questo avesse avuto il tempo di estendersi altrove.

L’urologo mi spiegò tuttavia che la TAC, sebbene molto accurata, non è capace di escludere al cento per cento la presenza di piccole metastasi nei linfonodi dell’addome.
Avrei potuto comunque astenermi da altre terapie e controllare la situazione ogni 3 mesi con una TAC. Mi disse che sarei dovuto essere molto rigoroso con gli appuntamenti di controllo e che sarebbe stato necessario fare queste indagini per molti anni a venire.

Un’alternativa sarebbe potuta essere quella di eseguire una blanda chemioterapia per eliminare eventuali cellule tumorali già presenti nel sangue, ma non visibili con le indagini diagnostiche. Consultato un oncologo, fui intimorito dalle complicanze della chemioterapia, compresa la transitoria ma potenziale sterilità, ed esclusi a priori questa opzione.

L’ultima alternativa era quella di operare per “fare pulizia” dei linfonodi della regione posteriore dell’addome, nelle zone di potenziale metastasi, e prevenirne così l’eventuale insorgenza. In questo modo, avrei anche avuto la sicurezza, con l’esame microscopico dei linfonodi, della reale assenza di eventuali piccole metastasi, ciò che la TAC non avrebbe mai potuto dirmi.

Piuttosto che passare tutta la vita con l’angoscia di portarmi dietro delle cellule di tumore e considerando che la mia vita professionale mi avrebbe potuto far saltare qualche esame di controllo facendomi perdere, per così dire, l’opportunità di guarire, decisi per l’operazione di asportazione dei linfonodi.

L’urologo mi aveva spiegato che, con questa operazione, ci sarebbe potuto essere il rischio di perdere la fertilità per la lesione di alcuni nervi, ma che avrebbe fatto il possibile, compatibilmente con la situazione, per conservarli. Mi consigliò, per ogni evenienza, di conservare il mio liquido seminale in una banca del seme, cosa che feci senza alcun problema. Avevo ormai molta fiducia in lui, anche perché avevo eseguito ricerche su Internet e scoperto che aveva imparato all’estero la tecnica operatoria che permetteva di risparmiare questi nervi.

Dopo l’intervento di asportazione dei linfonodi mi ripresi velocemente, tanto che dopo due settimane avevo già ripreso tutte le mia attività. L’urologo mi disse che era stato capace di risparmiare i nervi ma la notizia più bella era stata che anche l’analisi microscopica dei linfonodi asportati aveva escluso la presenza di metastasi. Ero comunque contento di essermi sottoposto ad un’operazione, che a distanza di tempo potrei considerare inutile, ma che mi ha permesso di vivere sino ad oggi senza ansie.

Devo ringraziare la mia fidanzata, ora divenuta mia moglie, che mi ha dato un figlio, senza necessità di ricorrere alla banca del seme, e mi ha convinto quel giorno a fare la visita che mi ha salvato la vita.

Ciò che ho imparato è l'importanza di non perdere tempo nell'affrontare questa malattia. Dal cancro al testicolo si può guarire. Non fatevi prendere dal panico e riponete la vostra fiducia nei medici. Molte forme di tumore oggi possono essere curate: prima inizia la lotta, più possibilità si hanno di riuscire a sconfiggere la malattia e di limitarne gli effetti secondari. Nonostante alcuni mi prendano in giro, continuo a consigliare a tutti i miei amici di eseguire l’autopalpazione dei testicoli.

Come sopravissuto al cancro mi sento in dovere di aiutare altre persone che si ammalano. Questa convinzione mi ha portato a partecipare in qualità di volontario in due associazioni non lucrative che si occupano di malattie tumorali. Per i malati di cancro, trovo sia fondamentale il conforto di una persona che ha avuto la stessa esperienza.

Sono passati 3 anni e sto ancora eseguendo controlli a cadenza regolare. Dopo quello che ho passato, lo considero un piccolo prezzo da pagare per essere guarito dal cancro al testicolo.