Iperplasia prostatica benigna


Che cos'è la prostata ?

E’ una piccola ghiandola a forma di castagna posta davanti e sotto la vescica urinaria. In questa sua posizione circonda un canale chiamato uretra, che porta le urine dalla vescica all’esterno dell’organismo.

A che cosa serve la prostata ?

Concorre, insieme ad altre ghiandole, a formare la parte liquida dello sperma, in cui sono immersi gli spermatozoi.

Che cos’è l’ iperplasia prostatica benigna ?

Quando si esamina al microscopio la prostata di un individuo, già a partire dai 30-40 anni si individuano alterazioni che si definiscono iperplasia prostatica benigna. Queste alterazioni microscopiche possono o meno essere accompagnate da un reale ingrossamento della prostata. Quindi, pressoché tutti gli uomini a partire da una certa età hanno un’ iperplasia prostatica benigna, ma non tutti hanno una prostata aumentata di volume.

Cosa succede se si ha un ingrossamento benigno della prostata ?

La prostata aumentata di volume può comprimere l’uretra e provocare disturbi urinari. Ma mentre lo sviluppo della iperplasia “microscopica” è un destino comune a tutti gli uomini, non tutti gli uomini hanno una prostata ingrossata di volume, e ancor meno persone lamentano sintomi dovuti all’ingrossamento prostatico. Molto spesso, anche una prostata aumentata di volume può non dare alcun disturbo e quindi non dev’essere sottoposta a cura, ma solo a dei controlli regolari.

Perché una prostata aumentata di volume può provocare disturbi urinari ?

Per la sua posizione strategica subito al di sotto della vescica. La parte centrale della prostata, la zona transizionale, avvolge l’uretra a manicotto. Per questo, quando questa zona va incontro ad alterazioni, interferisce con la funzione urinaria, provocando un’ostruzione o un’irritazione della vescica.

Quali sono i disturbi urinari provocati dall' iperplasia prostatica ?

La diminuzione nella forza e nel calibro del getto urinario. L'esitazione minzionale, cioè la necessità di comprimere o sforzarsi per iniziare la minzione. La minzione intermittente, cioè la necessità di interrompere e riprendere l’atto della minzione più volte. Lo sgocciolamento di urina al termine della minzione. La sensazione di incompleto svuotamento della vescica. La pollachiuria, ossia l'aumentata frequenza delle minzioni. La nicturia, cioè la frequenza con cui ci si sveglia la notte per urinare. L'urgenza minzionale, ossia la difficoltà nel ritardare la minzione.

Che cosa può comportare un' iperplasia prostatica a lungo trascurata ?

Se si tratta di un semplice ingrossamento della prostata senza ostruzione al deflusso di urina, ovvero se la vescica riesce a svuotarsi completamente, è raro che si abbiano delle conseguenze. Al contrario, si possono avere serie conseguenze in presenza di un ristagno cronico di urina in vescica, quando quest’ultima non si svuota completamente.

Quali sono le conseguenze di un' iperplasia prostatica a lungo trascurata ?

Infezioni delle vie urinarie, cioè episodi di cistite anche ricorrente. Ritenzione acuta d’urina, ovvero l’incapacità improvvisa e dolorosa ad urinare, che necessita dell’introduzione di un catetere vescicale in urgenza. Inoltre, si possono formare dei calcoli in vescica, trattabili solo con intervento chirurgico endoscopico o a cielo aperto. Infine, se la stasi urinaria è di lunga durata si può avere un risentimento a livello dei reni fino all'insufficienza renale.

Esiste una relazione tra l’ iperplasia prostatica benigna ed il cancro della prostata ?

No. Queste due malattie sono da tenere ben distinte, in quanto originano di norma da due zone diverse della ghiandola. Il carcinoma prende origine, nella maggior parte dei casi, dalla zona periferica, mentre l’iperplasia benigna origina dalla porzione centrale, detta zona transizionale, della ghiandola. Quindi, l’iperplasia non è un cancro e non può, da essa, svilupparsi un cancro. In altri termini, l’iperplasia ed il carcinoma prostatico sono due malattie relativamente frequenti, che colpiscono lo stesso organo, e che sebbene possano coesistere nella stessa ghiandola, non hanno nulla a che vedere l’una con l’altra.

Come si diagnostica l'iperplasia prostatica ?

Innanzitutto, con un questionario che, facendo riferimento alle abitudini urinarie, aiuta a valutare la gravità dei sintomi sopraelencati (vedi sezione questionari).
Quindi, con l'esplorazione rettale, che consente di valutare approssimativamente le dimensioni della ghiandola e, cosa più importante, di escludere la presenza di noduli sospetti per carcinoma.
Ancora, con l’ecografia vescico-prostatica che consente di determinare in modo più accurato le dimensioni della prostata e di misurare il residuo postminzionale, cioè la quantità di urina che rimane in vescica dopo la minzione.
Infine con la flussimetria, che consente di valutare la velocità del flusso urinario.
In alcuni casi, è necessario eseguire un esame più invasivo, l’urodinamica, che consente di valutare le pressioni sviluppate all’interno della vescica in rapporto al flusso urinario.

Sono utili gli esami del sangue e delle urine nella diagnosi dell’iperplasia prostatica ?

Non servono per confermare la diagnosi di iperplasia prostatica, ma per escludere che ci siano altre patologie, come un’infezione delle vie urinarie, per l’esame delle urine, o un tumore maligno della prostata, per l’esame del sangue chiamato PSA (vedi sezione carcinoma della prostata).

Quando bisogna andare da un urologo per farsi visitare ?

Non bisogna aspettare sintomi particolari. Ogni uomo al di sopra dei 50 anni, anche se in completo benessere, dovrebbe andare dallo specialista urologo una volta all’anno per una visita preventiva.

Quando diventa necessario curarsi ?

La sola presenza di un ingrossamento della prostata non rappresenta un’indicazione assoluta per il suo trattamento. L’ingrossamento prostatico deve essere curato solo se provoca sintomi urinari che interferiscono con la vita quotidiana della persona affetta. Al contrario, è assolutamente necessario ricorrere ad una terapia in presenza di un incompleto svuotamento vescicale.

Quali sono i possibili trattamenti dell'iperplasia prostatica ?

Farmacologico o chirurgico. E’ stato stimato che il 40 % della popolazione maschile verrà sottoposto, nel corso della propria vita, a terapia farmacologica per iperplasia prostatica benigna.

In cosa consiste la terapia farmacologica ?

Nell'utilizzo di farmaci alfa-litici che fanno rilasciare la muscolatura liscia della prostata e del collo vescicale, riducendo così la pressione sull’uretra e rendendo la minzione più agevole con un migliore svuotamento vescicale. O nell’utilizzo di farmaci che inibiscono l’enzima 5-alfa-reduttasi, che trasforma il testosterone nel suo metabolita attivo, il diidrotestosterone, arrestando così lo sviluppo volumetrico della prostata. Spesso, entrambi i tipi di farmaci vengono prescritti insieme, in quanto possono agire in sinergia. Entrambi i farmaci vanno presi senza interruzioni per tutta la vita, sempre che diano effetti benefici, in quanto non curano l’iperplasia prostatica in sè. Agiscono con successo solo sui disturbi urinari.

Quando si usa il trattamento chirurgico ?

E’ indicato quando il trattamento farmacologico non ha prodotti benefici o anche, in assenza di un pregresso tentativo con farmaci, quando la vescica presenta persistentemente un elevato residuo urinario dopo la minzione. L’indicazione all’ intervento chirurgico è assoluta quando si ha un impedimento cronico ad urinare, che ha comportato una ritenzione urinaria con necessità di portare un catetere vescicale. Indicazioni assolute sono anche la presenza di calcoli in vescica, formatisi per la presenza di residuo urinario, o la presenza di infezioni urinarie ricorrenti.

Qual’ è lo scopo dell’intervento chirurgico ?

E’ quello di rimuovere la parte della prostata che ostruisce il flusso urinario, al fine di permettere un miglior svuotamento vescicale.

In cosa consiste l’intervento chirurgico ?

In un intervento endoscopico, chiamato resezione transuretrale della prostata (TUR-P), effettuato inserendo uno strumento nell’uretra, che permette di rimuovere la parte centrale della prostata. La parte periferica della prostata, la sua capsula, permane. Usando un’analogia e pensando alla prostata come fosse un’arancia, si rimuovono gli spicchi dell’arancia, mentre la buccia rimane.

Quali sono le conseguenze del trattamento chirurgico ?

L’eiaculazione retrograda, cioè la mancata emissione del seme al momento del coito. Il seme viene emesso all’indietro, verso la vescica, invece che verso l’esterno. In pratica, dopo l’intervento chirurgico si diviene sterili. Ciò ha un’importanza clinica limitata, in quanto la maggior parte dei pazienti che si sottopongono ad intervento chirurgico è di età avanzata. L’eiaculazione retrograda non modifica comunque in nessun caso il piacere sessuale. D’altronde, si tratta di un fenomeno talvolta non nuovo a quei pazienti che, prima di sottoporsi all’intervento, hanno assunti farmaci alfa-litici, che per la loro specifica attività, possono talora provocare l’eiaculazione retrograda.

La potenza sessuale viene compromessa da questo intervento ?

La chirurgia dell'iperplasia prostatica non comporta alterazioni della potenza sessuale, in quanto non coinvolge le strutture nervose e vascolari che regolano l’erezione. Quindi, chi non ha problemi di erezione prima dell’intervento, conserverà le proprie prestazioni sessuali anche dopo.

Quali esami di controllo bisogna eseguire dopo il trattamento chirurgico dell’iperplasia prostatica ?

E’ necessario continuare a fare visite preventive annuali dall’urologo. Infatti, la capsula prostatica, che rappresenta la porzione della ghiandola da dove originano più frequentemente i carcinomi, non viene asportata durante gli interventi per iperplasia prostatica.